Era un tempo di leggende...

Da Miniature Fantasy.

Era un tempo di leggende. Era un tempo di eroi e grandi imprese. Era il tempo in cui gli uomini dovevano difendere i loro regni con l’acciaio e la forza del loro braccio.

Otar, il grande conquistatore barbaro, stava per estendere il suo dominio su tutti i regni civilizzati dell’occidente.

La terra di Thule, che si preparava a resistere all’orda di invasori, era divisa da lotte intestine per il potere e dal sorgere di nuove dottrine religiose e nuovi dei. Quale campione poteva dunque opporsi al possente Otar, l’Unificatore? Quali Eroi avrebbero mantenuto vive le speranze dell’occidente?

Vengo ora a narrarvi di quei fatti oscuri e terribili che negli anni precedenti l’invasione hanno condotto alla scomparsa dei più illustri campioni delle lande di Thule.

Ork il Rosso, che tra tutti i Paladini del regno era il più illustre per onore e per imprese, nell’anno 667 di questa era intraprese la sua ultima avventura, dirigendosi ad est, alla ricerca della cittadella proibita del semidio Iuz.

L’eroe era partito in quella impresa per liberare il proprio unico figlioletto dalla possessione di un principe demone dell’Abisso. Egli affrontò dure prove sotto la guida del Mago Rosso, il quale condusse lui ed altri prodi compagni al cospetto del malvagio semidio Iuz.

Nessun occhio vivente sa cosa accadde veramente nelle sale della città proibita. Se dobbiamo dare credito ai racconti dell’insigne Arcimago Rosso Sartan, egli stesso sopraffece il Semidio con letali incantesimi di fuoco e saette. Prima di essere abbattuto, tuttavia, Iuz liberò il potere del demone che infestava il figlio di Ork il Rosso. Il Principe Demone Pazuzu si manifestò in tutto il suo agghiacciante potere, minacciando le vite di tutti i presenti. Si dice che Pazuzu fosse immune a tutte le magie che gli furono lanciate contro da Sartan e dal negromante di razza Elfica Allaghal. Soltanto alcune frecce scagliate da un ramingo poterono ferire la materia immortale di cui era costituito il suo corpo.

Le sorti dell’impari lotta erano ormai segnate, nonostante le prodezze di un eroe monco e di un cavaliere dal volto indecifrabile, che tennero a bada il demone fino allo stremo delle forze. Fu allora, nella disperazione più nera, che Ork il Rosso sferrò un colpo micidiale al Demonio con la propria spada sacra, benedetta con le più potenti preghiere d’esorcismo conosciute.

Pazuzu venne sconfitto e bandito per i secoli a venire dalla faccia della terra. La sacra spada venne svuotata dei suoi poteri dall’esplosione magica con cui venne abbattuto l’empio avversario, esaurendo la sua carica soprannaturale.

Ma ciò che più conta, Pazuzu, mentre veniva esiliato, condusse con sé il figlioletto di Ork il Rosso, nelle profondità dell’Abisso.

Si narra che anche il paladino Ork il Rosso sia tornato con la spedizione del Mago Sartan. Ma l’uomo che tornò non era più lo stesso campione che era partito. Spezzato nel corpo e nello spirito, non ha compiuto più altre imprese e ignoro io stesso se sia ancora in vita nell’ora più buia della sua patria.

Adesso, a capo dell’ordine di preti guerrieri da cui proviene Ork, siede Pitt il Giusto, allievo e compagno del grande eroe. Egli brandisce la spada del maestro, sebbene ormai priva del suo sacro potere. Egli è cavaliere prode e onesto. Ma potrà opporsi alla marea nera che giungerà da oriente? Saprà eguagliare le imprese del suo istruttore?

Che ne è stato di Ken, il ranger della foresta orientale? Il più letale arciere delle terre conosciute, l’accecatore di Cyan Bloodbane, ahimè, non è più tra i viventi. Anch’egli partecipò all’impresa del Mago Rosso. Però non uscì mai dall’ultimo torrione della città proibita. Lo stesso Sartan afferma che, nella precipitosa fuga per evitare il crollo della città di Iuz, seguente alla sconfitta del Semidio e del Principe Demone, vide il ramingo Ken cadere in uno strapiombo apertosi sotto i suoi piedi. Il Mago fece tutto il possibile per salvarlo, ma ogni tentativo fu inutile. Il valente guerriero precipitò nella fenditura, senza alcuna possibilità di salvezza.

Adesso la sua amata foresta è il primo ostacolo che si frappone all’avanzata dei barbari Tartax, riuniti dal loro sommo condottiero, Otar, l’agitatore dell’ascia. Un’antica profezia rivela che il ritrovamento dell’ascia ancestrale dei Tartax, condurrà ad una guerra sanguinosa per il territorio che essi occupavano secoli fa. Un’altra profezia, ancora più oscura, dice che colui che detiene i sei artefatti del caos, sarà il dominatore della fine dei tempi e metterà a ferro e fuoco l’intero mondo conosciuto, preparando la venuta dei demoni del Caos sulla terra. Se dobbiamo dare credito al Mago Rosso, l’ascia impugnata da Otar è uno di quei sei artefatti. Come pure la corona che egli indossa e la sua cavalcatura demoniaca.


In passato, quando la civiltà elfica era al suo apogeo, erano in molti gli stregoni di quella razza a saper controllare le più potenti magie conosciute ai mortali. Ormai sono pochi gli esponenti delle arti mistiche a saper influire sulle trame del tempo e a infliggere la morte ai propri avversari con pochi gesti. Uno di questi è Allaghal l’Elfo. Supremo custode delle conoscenze occulte del reame nascosto. Anch’egli è riuscito a tornare assieme a Sartan dalla tragica spedizione alla cittadella di Iuz. Possiamo sperare nel suo aiuto agli uomini di Thule per respingere i barbari invasori? Varie volte le sue azioni sono state imperscrutabili ed ambigue, come quando, durante la guerra dei draghi, sorvolò minacciosamente la città di Thule cavalcando il terribile e malvagio Dragotha.

Inoltre si mormora che abbia complottato contro i suoi stessi compagni d’avventura per procurarne la caduta. Il fatto che sia tornato vivo e vegeto da un luogo maledetto, mentre i suoi amici sono perduti, lascia temere il peggio su di lui. Ma non possiamo dimenticare che, nei momenti di grave bisogno, Allaghal si è sempre schierato con il bene. Invochiamo Zenda e ogni altra divinità a lui cara, affinché lo convincano a venire in soccorso di Thule.


Un altro possente guerriero che ha fatto ritorno dall’antro oscuro di Iuz, è Tharos Brightstorm, il monco, il multiforme. Costui è stato compagno d’Arme di Ork e Ken in mille battaglie. Si dice che decenni fa avesse assunto la forma esteriore di un nano, per poi tornare alle sembianze umane. Tharos è sempre stato segnato dal Caos. Nell’ultimo anno sono stati in pochi a vederlo.

Alcuni mercanti di Albakrab giunti ad ovest dicono che un cavaliere nero cavalca da solo nel deserto in cerca del proprio destino. Costui è privo di una mano, ma invincibile nel combattimento. Pare che abbia rinvenuto un antica spada sepolta nelle dune. Con la sua forza ha sottomesso alcune tribù di Tartax.

Lo stesso Otar il conquistatore ha sentito parlare di questo cavaliere e non è dato sapere se intende schiacciarlo o prenderlo come alleato. In questi tempi di flebili speranze, auguriamoci che il cavaliere nero Tharos Brightstorm decida di contrastare il crudele Unificatore. Sarà soltanto una goccia nel mare, ma ora che l’impero d’Oriente è caduto, non c’è niente che si frapponga tra noi e l’orda sanguinaria!


Le terre meridionali di Tamila invieranno le loro truppe in soccorso di Thule? Il principe dei ladri Slevyas avrà il coraggio di rischiare i suoi migliori uomini per giungere in aiuto dei cittadini di Thule?!! Se non lo farà è certo che le orde di Otar sciameranno in tutto il continente e metteranno a ferro e fuoco anche la città dei ladri.

Slevyas partecipò anch’egli alla spedizione di Sartan, e fu l’unico a tornarne arricchito di tesori e oggetti magici. A Tamila tutti venerano il principe Slevyas, il quale si mostra ai sudditi a bordo del proprio tappeto volante, dispensando doni e leggendo magiche pergamene per creare fuochi artificiali ed altri intrattenimenti. Eppure si mormora che i suoi nemici siano innumerevoli: invidiosi che anelano al suo posto; assassini prezzolati ed uomini ambiziosi. Se il principe si assentasse, o le sue forze a presidio della città diminuissero, qualche usurpatore potrebbe approfittarne. Inoltre, Slevyas si è attirato le ire del sommo sacerdote Anduril, vietando il culto di Slaanesh all’interno della propria città.