Tamila, il primo atto di una tragedia
Anno 979, giorno e mese imprecisati:
"Ho ricevuto la tua lettera: un elenco di patetiche scuse e inutili richieste. Oltre a questi pezzi d'oro non avrai altro denaro finché questa miserabile città, sentina di ogni vizio e depravazione caratteristica di voi popoli civilizzati, non sarà in nostra mano. Naturalmente fino a quel momento non avrai neanche il resto di quello che abbiamo concordato. Per quanto riguarda i tuoi problemi con le carte che vuoi leggere, richiama Shamazu e rendilo schiavo come ti ho insegnato: come tutti i suoi simili mi ripugna e il suo fetore è insopportabile, ma ha un talento naturale per codici, cifrature e antichi testi polverosi. Una richiesta: tienilo soggiogato in questo piano e fallo soffrire il più possibile. Ma passiamo a faccende più importanti. Trovo superfluo ricordarti che il Khan, di cui sono umile servo, si aspetta di entrare al più presto a Tamila, per proseguire con la sua campagna e volgere il suo sguardo verso problemi più seri, ed è inutile dire che questo è anche il mio desiderio. Sai bene che la città è destinata a cadere comunque, ma è volontà del Khan di non sprecare qui le forze dei suoi Lupi e sarà bene che tu faccia in modo che questo accada, e che io non debba ricorrere al mio potere: se può consolarti sarà per te un modo per salvare tante vite umane. Il tentativo fatto per vie sotterranee è fallito, e comincio a dubitare della tua utilità e della tua influenza: vedi di non farmi pentire della mia scelta e non abusare più della mia pazienza. Se dovessi anche solo sospettare un tuo doppio gioco ti assicuro in nome del Signore dell'Abisso che entrambi adoriamo che saprei come raggiungere la tua anima e renderla un atomo urlante di terrore e sofferenza. Ero già a conoscenza della presenza in città di un pugno di avventurieri assoldati da Armadel: ho fatto visita in sogno a uno di loro e ho visto i loro intenti e i loro scopi. Conosco di ognuno di loro più di quanto pensi, e più di quanto sospettino loro stessi. Non sottovalutarli perché ognuno è forte a modo suo. Anche se finora hanno ostacolato i nostri piani credo che non sia necessario che muoiano: ho sognato i sogni del loto nero e ho viaggiato nel possibili futuri. Essi sono la linfa di quell'albero il cui seme è stato piantato trecento anni or sono, e il momento di raccogliere i frutti o vederli marcire per le ere a venire si avvicina sempre di più. Sono solo una insignificante goccia in un vasto mare, ma prendendo una strada piuttosto di un'altra daranno il via a una serie di eventi e di forze che neanche possono immaginare. E' già successo in passato e succederà ancora: non dubito che al momento opportuno serviranno bene i miei scopi. Così come Maryia avranno un ruolo che non riesco a scorgere chiaramente perché i loro sentieri sono inspiegabilmente molto confusi e ingarbugliati, e si intrecciano con le mire di entità di cui non sospettano neppure l'esistenza. Non possiamo permetterci di commettere gli stessi errori che portarono il mio predecessore al fallimento, non dopo che abbiamo atteso così tanto che si presentassero di nuovo le giuste condizioni... Ma tutto questo non ti deve riguardare: assicurati piuttosto che la città sia al più presto in mano nostra. I mezzi che userai non mi riguardano, ricordati soltanto che non sono noto per la mia clemenza e non sono propenso a tollerare ulteriori scuse o fallimenti".
Lettera vergata di pugno con sangue su pelle umana conciata dallo sciamano Tartax Jerza Khan. Diretta presumibilmente a un suo infiltrato a Tamila durante la seconda guerra Tartax. Fornita alla biblioteca di Thule dagli Eroi dei tre mondi.