La fuga di Wood
L'aquila volava rapida e maestosa nella notte stellata rischiarata dalla luna quasi piena, mantenendosi in equilibrio perfetto per sfruttare al meglio i leggeri venti notturni. Avrebbe desiderato prendere quota per avvicinarsi ancor più al cielo senza nubi, inebriandosi alla vista dello spettacolo meraviglioso offerto dalle chiare e fredde stelle, ma l'istinto di sopravvivenza la spinse a mantenersi a bassa quota, in un volo che le permettesse di mimetizzarsi sullo sfondo della vegetazione lussureggiante e finalmente seminare gli esseri che la braccavano. Non temeva di essere raggiunta: le sue possenti ali non l'avevano mai tradita. Questa certezza permise all'uomo di riprendere lentamente il controllo sulla bestia: lui era un druido della foresta di Arborlon, come tutti i suoi fratelli devoti ad Ehlonna era in grado di padroneggiare perfettamente il potere dei mutaforma, ma per la prima volta non era stato in grado di mantenere la sua coscienza dopo il processo di trasformazione. Si chiese il perché e di colpo la paura tornò ad attanagliare ogni fibra del suo corpo alato. Wood non aveva mai temuto nessun essere vivente: sapeva che gli animali non avevano malizia e si comportavano secondo il ruolo assegnato loro nel grande ed eterno cerchio della vita, e che gli uomini erano resi malvagi da orrori nascosti nei meandri delle loro menti. Ma stavolta la faccenda era diversa. Nella grotta dove si era rifugiato per la notte insieme ai suoi compagni si era trovato improvvisamente circondato da un'oscurità gelida, viscida e nauseante che non faceva parte di questa terra e che sentiva essere pervasa di una malvagità assoluta, aliena a tutto ciò che apparteneva al mondo. Gli esseri lo terrorizzavano per la loro stessa essenza, frutto della magia nera degli sciamani tartax, erano la testimonianza vivente di come la natura potesse essere violentata e degradata, e soprattutto si era reso conto di ciò che sospettava da tempo: volevano lui. Ne aveva avuto la prova quando spinto dal terrore si era lasciato andare alla trasformazione e aveva imboccato quel budello di pietra che prometteva la salvezza: i sei Cambion si erano subito disinteressati dei suoi amici per lanciarsi al suo inseguimento. Lo braccavano ancora, instancabili, ma grazie alle sue ali e a un po' di fortuna ce l'avrebbe fatta. Improvvisamente ebbe coscienza di una presenza che volava di fronte a lui e fu costretto a rallentare il battito delle sue ali: riconobbe immediatamente la strega che gli aveva parlato in sogno la notte precedente e seppe di essere perduto poiché anche lei voleva le pietre e non era in grado di fermarla, non in questo momento. Le iridi della vecchia rugosa brillarono di piacere perverso, ma all'improvviso piegò il capo su una spalla, come se ascoltasse una voce lontano. Fu in quel momento che capì di avere ancora una possibilità, ma che questa avrebbe avuto un prezzo. Sotto la luce della luna Wood non ebbe scelta, e concluse un accordo che non avrebbe mai voluto fare firmandolo con il suo stesso sangue: l'aspetto peggiore di tutta la faccenda era che non era a conoscenza del prezzo che avrebbe pagato, e neppure di quando lo avrebbe fatto. L'aquila voltò indietro lo sguardo acuto e vide che i Cambion stavano arrivando: riprese a volare verso Orkastle mentre la strega veniva affiancata dalle due sorelle che salivano dalla boscaglia come una nebbia mefitica. Le tre si disposero in linea retta fronteggiando i Cambion in arrivo e Neira estrasse da sotto la tunica lercia un gioiello che emanava una forte luce purpurea e pulsava come un cuore, levandolo verso il cielo con la mano scheletrica mentre la sua voce stridula si univa a quella delle sorelle in una nenia agghiacciante...